Nato a Gorizia il 28 febbraio 1828, morto a Venezia il 10 settembre 1903.
Studiò alla Accademia Veneta, allievo del Lipparini, e si dedicò in un primo tempo al quadro di genere, di soggetto popolare veneziano. Abbandonatolo per qualche tempo, compose alcuni quadri di argomento storico e sacro, fra i quali si ricordano: Tiziano istruisce Irene di Spilimbergo, premiato dall’Accademia Veneta; Il Samaritano medica il ferito; San Paolo sulla strada di Damasco affascinato dall’apparizione di Cristo; Francesco I e Margherita di Valois; Il garibaldino morente; Episodio dell’insurrezione polacca. Ma in tal genere di pittura si dimostrò alquanto freddo, sebbene i dipinti fossero condotti con buona tecnica. Egli allora tornò ai soggetti preferiti, ed eseguì moltissimi quadri pieni di verità e di grazia, specialmente quelli raffiguranti l’infanzia. Si citano: Fanciullo chioggiotto che veste il primo abito clericale; Dopo la veglia del Redentore; L’ubbriaco; Lion decaduto; Saltimbanco del villaggio; Il ciabattino; La famiglia del cacciatore; Stella di mare; I figli del pescatore; Prime illusioni; C’è capitato; Lustrando si fa carriera; La piccola figlia del cacciatore; L’ortolanella; La colazione; I pulcini; La bua; Quando che gera giovine (1893), ultima opera dell’artista; Il pescatore con la nipote e La piccola ferita, esposti alla Biennale Veneziana nel 1932 in occasione della Mostra retrospettiva «Trent’anni di vita veneziana».
Il Rotta, che trascorse la maggior parte della vita a Venezia, sposò una figlia di Lattanzio Querena; loro figlio fu Silvio Giulio Rotta.